Immacolata tradizione

Rossana Calendano
Rossana Calendano

Il seme di finocchio è già pronto, l’anice stellata anche, la farina è già in posizione per il giorno più impegnativo dell’anno per tutti i fornai di Gravina.

Sono nata il 26 Aprile del 1987; e da ormai 30 anni suonati, da quando ero una pupetta microscopica, ricordo con entusiasmo il 7 divembre, giorno della Vigilia dell’Immacolata.

Un giorno speciale  che apre il periodo più dolce dell’anno, quello delle feste Natalizie. A Gravina, nel passato, si osservava il digiuno a pranzo, per poi cenare solo con questo tarallo al seme di finocchio selvatico accompagnato da un bicchiere di vino.
Ma torniamo a Rossana pupetta microscopica. Ricordo che Papà cominciava a lavorare la sera prima della vigilia, molto prima del solito, con lui tanti operai che mi hanno vista crescere molto in età e poco in altezza.

Scoccata la mezzanotte, qualsiasi cosa stessero facendo, ci si trasferiva nell’altra stanza e si cenava. Era un’antica e importante consuetudine, chiamata in Puglia e Lucania “mangiata degli operai”. Era tradizione, infatti, che il datore di lavoro offrisse ai suoi dipendenti una cena, in genere a base di spaghetti con il sugo di baccalà e a volte baccalà fritto, cucinato dalla mamma (santa donna!)

In pratica una antesignana cena aziendale che si teneva in bottega!

E mentre il giorno dopo Rossana si recava a scuola tutta sorridente con il tarallo più bello del Mondo, nel panificio era in atto una vera festa di profumi. Un bellissimo via vai di nonnini che dalle 5 del mattino accorrevano numerosissimi per  acquistare tanti taralli quanti nipotini! Così i bambini si svegliavano con questo dono profumatissimo accanto al letto.
Tra tutte le tradizioni della nostra città, questa è quella che preferisco, la più sentita. Perché racconta di amore, di affetto. Perché è un dono semplice, per tutti.

A dimostrare l’antichità di questa usanza popolare, nel 2015, il Tarallo dell’Immacolata è stato riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali Prodotto Agroalimentare Tradizionale, insieme ad altre eccellenze culinarie del nostro territorio.

Domani è sette dicembre, io non vado più a scuola da un pezzo e mi sento come quella bambina dagli occhi grandi e brillanti. Felice, perché riceverò il Tarallo più buono del mondo.  Felice, perchè il nonno penserà a me.

Mamme, sorelle, nonni e cugini, vi aspettiamo numerosissimi in bottega per far scorpire ai bambini i sapori autentici, i gesti semplici, la Tradizione e la  Storia.

(Ma soprattuttoper mangiare un bel pezzo di tarallo caldo con la mortadella tagliata sottile sottile!)

;D

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